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MANDYLION (Russia, end of 17th century) Moscow School Egg yolk tempera on wood, with gold background 27 x 31,3 cm Full English description on request Questa tipologia di icona è conosciuta come ‘Mandylion’ o ‘Volto Sacro’ o ‘Acheropita’ (non dipinto da mani umane), e rappresenta la più antica immagine dell’iconografia di Cristo. Il fondo della tavola è in oro, il colore divino per eccellenza, ma che solo le migliori Scuole Iconografiche potevano esprimere e utilizzare nella maniera più sapiente. L’influenza dell’arte bizantina è evidente sia nei tratti fini, che nella severità del volto, che nella costruzione, essenziale che questo tipo di raffigurazione necessita.La cornice di color marrone ospita, nella parte superiore, in bianco, sia il titolo dell’icona che le due lettere riferite a Gesù (Gesù Cristo). Il telo sacro è sorretto da due Angeli con i volti di giovani, uno a destra e uno a sinistra, entrambi sono in piedi su una nuvola, quella di sinistra, per chi osserva, di colore blu e l’altra di colore rosso. L’angelo sulla nuvola blu ha la mano sinistra tesa verso l’alto per sostenere il Mandylion e indossa una tunica verde e mantello rosso, mentre quello sulla nuvola rossa ha la mano destra sollevata e porta la tunica rossa e il mantello verde, tutte le vesti hanno ricchi assist dorati e le parti finali presentano rappresentazioni di pietre preziose. Tutti e due sono rappresentati a figura intera con le ali bianche che si allungano per quasi tutta la loro altezza.Il telo sorretto a quattro mani si presenta di color bianco con bordo rifinito da una fascia rossa e una dorata, presenta anche decori in oro astratti e a volute, ottenuti con piccoli e sapienti tocchi, a sottolineare la grande forza, non invadente però, che accompagna la figura principale. Al centro del telo il volto di Cristo, l’immagine acheropita ovvero non dipinta da mani d’uomo. Il volto è incorniciato dai lunghi e folti capelli che scendono sia a destra che a sinistra e in entrambe i casi si diramano in tre ciocche, a sottolineare la triplice persona che è insita in Gesù. La barba invece si divide in due ad indicare la doppia natura, quella umana e quella divina di Gesù.Lo sguardo severo intento a scrutare il fedele, ad accompagnarlo nelle preghiere, lo sguardo che con il passare del tempo è diventato misericordioso e dolce.Il nimbo che circonda il viso è crocifero, così come deve essere, dove negli spazi, delimitati da linee rosse, si trovano le tre lettere greche che significano Colui che è.TRADIZIONE: Secondo la tradizione, che risale al primo periodo cristiano, il re di Edessa in Siria era gravemente malato di lebbra. Quando Gesù si recò in quelle terre, la fama dei suoi prodigi arrivò fino al re di Agbar, che gli inviò una missiva pregandolo di recarsi da lui e guarirlo. Il re affidò la missiva al pittore Ananio e lo mandò in Palestina con il compito di ritrarre le sembianze dal salvatore. Ananio giunse a Gerusalemme e quando scorse Cristo fra la folla, non fu in grado di dipingerne il volto. Gesù allora lo chiamò per nome e gli consegnò una missiva per il re, in cui promette che tramite uno dei suoi discepoli, egli verrà salvato. Quindi si lava il viso e lo asciuga con la tela su cui rimane impressa l’immagine del suo volto. Ananio ritorna a Edessa e consegna ad Agbar la missiva e il prezioso panno, che gli dona la guarigione. La prima notizia ritenuta attendibile della presenza del mandylion a Edessa è della metà del VI secolo. Nel 544 la città fu assediata dai Sasanidi guidati dal re Cosroe I Anushirvan: secondo Evagrio Scolastico (594), la città fu liberata dall'assedio grazie all'immagine sacra. Secondo la tradizione, il telo con l'immagine acheropita di Cristo era stato rinvenuto in una nicchia dentro un muro sovrastante una porta della città. Alcuni danno credito a questa tradizione ritenendo che il mandylion fosse stato nascosto secoli prima a causa delle persecuzioni e poi dimenticato; il ritrovamento potrebbe essere avvenuto durante i lavori di ricostruzione seguiti alla catastrofica inondazione del Daisan, il corso d'acqua che attraversa Edessa, avvenuta nel 525. Jack Markwardt ha invece avanzato l'ipotesi che il mandylion (che egli identifica con la Sindone) sia giunto ad Edessa soltanto nel 540, il che spiegherebbe l'assenza di notizie precedenti: prima di tale data sarebbe stato custodito ad Antiochia. Al mandylion fu destinata una piccola cappella situata a destra dell'abside; era conservato in un reliquario e non veniva esposto alla vista dei fedeli.Quando Edessa venne occupata dai musulmani, il mandylion continuò ad esservi conservato per qualche tempo. Tuttavia si iniziò a temere per la sua sorte; quindi nel 944 il domestikos (generale) bizantino Giovanni Curcuas, in cambio di 200 prigionieri musulmani, lo recuperò per portarlo a Costantinopoli. Più tardi il mandylion fu spostato alle Blacherne, vicinissima quindi alla residenza imperiale, a sottolineare la speciale venerazione riservatagli dagli Imperatori.Giovanni Damasceno (morto nel 749) menziona l'immagine nel suo lavoro a difesa delle sacre immagini, ricordando tuttavia la tradizione secondo cui Abgar, richiesta un'immagine di Gesù, ottenne un tessuto sul quale Gesù avrebbe impresso miracolosamente la propria immagine. Il tessuto è descritto come oblungo, e non quadrato, come affermano invece altre tradizioni, senza che si parli di alcun ripiegamento del tessuto stesso.