작품 상세

(Genova, 1590 - 1645) Ritratto d'uomo Olio su tela, cm 92X72 Bibliografia: V. Sgarbi, Candidato a una seduta di analisi. Un personaggio dipinto da Borzone, talmente denso di verità e di vita da non temere il confronto con un altro più famoso ritratto del Guercino, in Corriere della sera Arti, del 25 marzo 2016, ad vocem A. Orlando, La parte dei naturalisti genovesi: Borzone, Fiasella e Magnasco, in Da Cambiaso a Magnasco. Sguardi genovesi, catalogo della mostra a cura di A. Orlando, A. Marengo, Genova 2020, p. 42, fig. 62 A. Orlando, Luciano Borzone ritrattista tra la Genova repubblicana e la Milano spagnola. Nuovi elementi per un catalogo e una cronologia, in Napoli, Genova, Milano, scambi artistici e culturali tra città legate alla Spagna (1610 - 1640), atti del convegno di studi a cura di L. Magnani, A. Morandotti, D. Sanguineti, G. Spione, L. Stagno, Milano 2020, p. 313, fig. 8 È Vittorio Sgarbi ad azzardare il confronto tra il ritratto qui presentato con quello di Francesco Righetti realizzato da Guercino tra il 1626 ; 1628 (cfr. N. Turner, The Paintings of Guercino. A revised and Expanded Catalogue raisonné, Roma 2015, pp. 438, n. 151). Infatti, tra i due personaggi sembra intercorrere una medesima affinità spirituale che cogliamo nelle espressioni e nel simile portamento emotivo. Tuttavia, si deve sottolineare come Borzone abbia messo in atto un'anomalia di straordinaria modernità, raffigurando l'effigiato con lo sguardo rivolto altrove, come se qualcosa o qualcuno avesse rapito la sua attenzione. La posa non tradisce alterigia, disinteresse o un'indole sfuggente, ma svela l'umanità di un gesto estemporaneo, permettendo all'autore di offrirci un inaspettato brano di realtà. Cosicché, l'opera si differenzia e si distingue ancora per l'assenza di ogni insegna, attributo o un qualsivoglia indizio di censo, Borzone non mostra alcuna preoccupazione iconografica, toccando nell'esito una interessantissima analogia con la ritrattistica di Velasquez e la sua capacità di catturare l'uomo in quanto tale. Il dipinto si rivela una delle sue prove migliori, comprovando la fama di ritrattista ricordata dalle fonti (Soprani, p. 181) e la sostenuta indole naturalista, capace di far proprie le diverse tematiche: lombarde e manfrediane accostandosi, come fece il Merisi, agli impasti d'ascendenza veneta dell'ultimo Tiziano, Tintoretto e Palma il Giovane codificati come quadri alla giorgionesca, senza dimenticare che dal 1621 l'arte genovese si confronterà con Van Dyck (Anversa, 1599 - Londra, 1641), elegante meditatore sull'uso del colore lagunare, delle velature e dei tinti contrasti dell'ombra, a cui il Borzone non rimase immune. Bibliografia di riferimento: R. Soprani, Le vite de' pittori... genovesi, Genova 1674, pp. 179 ; 185 C. Manzitti, Riscoperta di Luciano Borzone, in Commentari, XX (3), luglio-settembre 1969, pp. 210-222 C. Manzitti, Influenze caravaggesche a Genova e nuovi ritrovamenti su Luciano Borzone, in Paragone, XXII (259), 1971, pp. 31 - 42 F. R. Pesenti, La pittura in Liguria. Artisti del primo Seicento, Genova 1986, pp. 67-76 A. Manzitti, Contributi all'opera di Luciano Borzone, pittore, in Studi di Storia delle Arti, (11), 2004-2010, pp. 105 ; 117 A. Manzitti, Luciano Borzone, Genova 2014, ad vocem A. Manzitti, Luciano Borzone: da Genova a Milano e ritorno, in Napoli, Genova, Milano, scambi artistici e culturali tra città legate alla Spagna (1610 ¿ 1640), atti del convegno di studi a cura di L. Magnani, A. Morandotti, D. Sanguineti, G. Spione, L. Stagno, Milano 2020, pp. 299 ; 307